giovedì 24 febbraio 2022

ENNIO MORRICONE: "L'America non mi avrà" Intervista del 2002 in occasione della laurea honoris causa in DAMS all'Università Tor Vergata di Roma

L’Università di Roma Tor Vergata conferità questa mattina la laurea honoris causa in DAMS ad Ennio Morricone. Un riconoscimento accademico di grande prestigio per il settantaquattrenne maestro romano e per tutta la musica italiana, da qualche anno al centro di studi e di un dibattito più ampio da parte del mondo accademico. “Morricone – si legge nella motivazione – non è solo un grande autore di bellissime musiche che hanno caratterizzato tanti films di questi ultimi anni, ma è anche un compositore saldamente radicato nella musica colta contemporanea e nelle esperienze dell’avanguardia musicale non solo italiana”.

Maestro, non è la prima laurea honoris causa che riceve?

Ne ho ricevuta una in Lingua e letteratura straniere dall’Università di Cagliari , e l’Università di Madrid mi ha insignito del titolo di Claustro universitario delle arti.

Che significato ha per lei la cerimonia di questa mattina?

Si tratta, senz’altro della laurea più adatta e più giusta che potessero conferirmi. E poi, riceverla qui a Roma, nella mia città, mi rende orgoglioso.

Lei ha composto 400 colonne sonore in 41 anni di carriera: a cosa vorrebbe dedicarsi di più oggi?

Il cinema è sempre la mia principale attività, i prossimi film saranno “Senso 45” di Tinto Brass e “Il Papa Buono” di Ricky Tognazzi, ma vorrei più tempo per comporre solo per me. Sto preparando un pezzo per il Festival di Ravenna, dal titolo “Voci dal silenzio”, che, in quell’occasione sarà diretto da Riccardo Muti con l’Orchestra della Scala.

Come direttore d’orchestra nel suo curriculum figurano anche due Sanremo, nel 1964 e nel 1966. Guarderà quest’anno il festival?

No, non lo guarderò perché vado a dormire presto. Feci Sanremo perché a quell’epoca lavoravo per la RCA e mi occupavo della cura dei pezzi di alcuni artisti. Tra questi mi ricordo Paul Anka che nel 1964 andò al festival e la RCA mi chiese di accompagnarlo.

Lei ha sempre privilegiato la sua ‘romanità’ anche nelle scelte lavorative, come ha fatto a non cedere mai alla tentazione di andare in America?

Non mi sposterò mai da Roma. Pensi che una volta mi avrebbero persino regalato una villa, se avessi accettato di andare a lavorare negli Stati Uniti. Sono riusciti a portarmi lì per la nomitation ottenuta con “Malena”, il film di Tornatore. Ma sentivo che anche quella, la quinta nella mia carriera, non sarebbe stata la volta buona.

Timisoara Pinto

giovedì 17 febbraio 2022

Agelo Branduardi: "Ho rubato tante diverse marmellate, ma il pubblico mi ha sempre perdonato"

Riprendiamo il cammino dove si era interrotto. Alla fine del 2019 era uscito un nuovo album, poi il tour bloccato per la pandemia. Come ha trascorso questo tempo sospeso e che effetto le fa ora tornare in teatro?

"Per un anno e mezzo non ho fatto praticamente nulla, non sono riuscito a suonare una nota, né ad ascoltare la mia musica preferita, Bach e Springsteen, per cui sono ripartito con grande emozione, ma anche con la speranza che le cose si possano sistemare in maniera definitiva. Il primo pensiero, guardando il pubblico, è bentornati alla vita".

Però ha scritto due nuovi brani durante il lockdown…

"Sì, è vero, aver mantenuto una certa creatività anche in un momento così drammatico, non mi dispiace. Ho scritto “Kirie Eleison (Signore abbi pietà)” , e “Piccolo David”. Con il primo brano, pensavo di aver alzato un grido di dolore e invece la gente l’ha interpretata al contrario, come spesso succede. Gli artisti fanno delle cose e poi gli viene spiegato dal pubblico che è tutt’altro. Nel “Kirie” che è tutto in SOL minore, una tonalità triste, metto alla fine 15 secondi di SOL maggiore che invece è un accordo grande, pieno di speranza e il pubblico ha colto quello. “Piccolo David”, invece credo che uscirà per Pasqua perché si parla di “Alleluja”, un brano abbastanza sfrenato, pieno di gioia, non certo adatto ai momenti che abbiamo vissuto. Solo le uniche due cose che sono riuscito a fare".

E li ascolteremo in questo tour, insieme ai brani dell’album “Il cammino dell’anima” con testi, come sempre a cura di sua moglie Luisa Zappa, tradotti e rielaborati dall’opera di Ildegarda di Bingen. Molti ragazzi sono affascinati dalla figura di Hildegard von Bingen, una vera icona. Nel 2012 è stata dichiarata dottore della Chiesa da papa Benedetto XVI. Lei cosa ha voluto cogliere della sua opera?

"Io non la conoscevo, devo essere sincero l’ho scoperta per caso,. Mi interessava sapere se esistesse una donna che avesse scritto musica in passato e ho trovato Ildegarda. Una figura straordinaria: alla fine dell’anno Mille compare questa donna che preannuncia il Rinascimento, l’Umanesimo, sa fare tutto, scrivere parla da pari a pari con Papi e Imperatori, è un medico, una fitoterapista e, soprattutto, è una grande musicista. Ha fondato questo suo ordine in cui le suore interpretavano le sue musiche, le danzavano, vestivano semplici tuniche bianche e non avevano copricapo, che è una cosa incredibile per delle monache".

Cos’era la musica per Ildegarda nell’anno Mille? "Lei la chiama “Sinfonia”, ritiene che la musica sia la forma più alta forma di espressione, è l’arte più astratta che ci sia. Scrive sugli stilemi dell’epoca, ma poi, a volte, esula completamente dal momento storico. C’è un brano, che è quello che conclude il mio album, che si intitola “Generosa”, che potrebbe essere un’aria romantica. Aveva visto lontanissimo anche sui diritti delle donne, è una protofemminista di mille anni fa, già solo per il fatto di pensare un brano musicale in cui la donna viene chiamata “generosa”. E' fuori da ogni schema il termine generosa".

Della scena attuale, la cosiddetta musica che piace ai “giovani”, cosa la incuriosisce, cosa le piace e cosa non le piace.

"Come sempre c’è il bello e il brutto. La musica di oggi a volte è un po’ inutile, ma non mi sento in grado di dare giudizi".

Nella seconda parte il concerto diventa antologico, con brani entrati nella memoria collettiva come “Cogli la prima mela” e soprattutto “Alla fiera dell’est, un tormentone attraverso le generazioni.

"Nulla sarà risparmiato al pubblico. Io tengo molto alle cose che ho fatto e hanno avuto successo, a differenza di altri miei colleghi che le rifiutano, io no, vorrei averne fatte mille di Fiere dell’est! Mi garantisce un pochino di immortalità, perché i bambini che la cantano a scuola non sanno chi sia Branduardi, però il topolino lo conoscono, e questo vuol dire che il brano non mi appartiene più, è di tutti, è diventato patrimonio popolare. Poi, ragionevolmente, questi bambini la canteranno a loro volta ai loro figli, quindi diventa una catena di Sant’Antonio".

Una musica del mondo, in cui sono confluite varie ispirazioni, comprese le musiche di tradizione popolare, la musica antica, sacra, il prog, non sempre ha tentato di replicare quel successo…

“Se posso essere immodesto, la world music la praticavo quando ancora non esisteva, perché mi veniva naturale, io sono molto curioso. Dopo aver fatto studi musicali classici, mi piaceva andare ad ascoltare ciò che classico non era ritenuto, a torto o a ragione, e quindi soprattutto la musica popolare e quella antica che ai miei tempi non venivano insegnate. Ho fatto addirittura otto dischi di musica antica che si chiamano “Futuro antico” per vedere se per caso la crisi della musica occidentale che non ho inventato io, fosse risolvibile facendo un passo indietro, che significherebbe farne due avanti, poi questo non so se succede, ma in questo modo, pur sbagliando tante volte, sono andato in quella direzione. Io agisco soltanto per il mio istinto e per il mio piacere e so che quando il mio piacere e la mia sorpresa sono grandi, normalmente lo sono anche per il mio pubblico. Un pubblico fedelissimo che ha accettato anche delle cadute che posso aver fatto, perché sperimentando, toccando di qua e di là, rubando tante diverse marmellate, posso aver commesso degli errori, anzi senz’altro li ho commessi, però mi sono stati perdonati. Per cui, non posso che essere grato al mio pubblico".